Per chi desidera conoscere la Spagna, “la cultura del toro” può essere uno degli aspetti da voler vivere e approfondire. 

Nonostante le numerose polemiche che ancora suscitano, “corridas” e “encierros” sono due spettacoli tradizionali della cultura spagnola, conosciuti a livello mondiale.

Con i miei articoli ti propongo di fare un viaggio nel tempo, nell’arte, nella letteratura, nella pittura, nella scultura… e di percorrere luoghi di inestimabile bellezza seguendo il filo conduttore del toro e della tauromachia, per darti la possibilità di scoprire da diversi punti di vista questo dibattuto mondo e di cogliere gli elementi che magari potrebbero piacerti. 

Inizio ora, qui di seguito, a “spargere indizi” che potrebbero guidarti e aiutarti ad interpretare quello che per molti è incompreso, e che per altri, come diceva Federico Garcia Lorca è la festa più colta del mondo.

Sebbene l’origine della tauromachia risalga a più di 23.000 anni come testimoniano i dipinti rupestri situati a Villars in Aquitania, nel sud della Francia, e che si sia poi stesa in tutto il mondo civilizzato (Creta, Cartagine, Tartesso, Egitto, Grecia, Roma, ecc.), è sorprendente che solo in Spagna e nel sud della Francia sia sopravvissuta fino ad oggi. 

La ragione di questo fenomeno ha radici storiche. 

Nel 711 Tarik, un generale appartenenti ai berberi che guidò la conquista musulmana della penisola Iberica, attraversò lo stretto di Gibilterra con lo scopo di conquistare terre per il suo signore, il moro Muza. 

Il Mediterraneo, precedentemente nelle mani dei romani, rappresentava una grande risorsa commerciale, ed era allora acqua agitata.

La sua costa meridionale era dominata dagli arabi, ma il nord continuava ad essere nelle mani dei signori locali, che rendevano difficile lo scambio di merci per i popoli iberici con il resto dell’Europa e persino con l’Africa.

La campagna militare fu lenta ma sostenuta e avanzò con determinazione, anche se venne respinta da Don Pelayo nelle Asturie e fermata da Carlos Martel a Poitiers nel 732. 

I saraceni dunque furono fermati in Francia, ma non sconfitti, e molti rimassero sulla penisola iberica.

Erano in continuo conflitto con gli eserciti locali, in una sorta di confine mobile che doveva essere conquistato di tanto in tanto, anche se alle battaglie seguivano, per fortuna, tempi di pace, a volte anche prolungati. 

Mentre nel resto d’Europa l’agricoltura feudale era il modello economico dominante, nella futura Spagna la guerra di riconquista occupava quasi interamente lo spettro politico ed economico.

In Europa doveva essere ottimizzata la produttività della terra e il toro selvaggio era in più. 

La Spagna invece doveva prepararsi alla guerra e il toro era un ottimo “nemico” con cui allenarsi. 

È così che nacque il “toreo” cavalleresco, che consacrava “il gettarsi contro il toro” come il miglior “allenamento” alla guerra, un processo che in seguito diventò un rituale con valori estetici, e che sostituì il fulminante “lancio” con la lotta meno aggressiva. 

Ciò che all’inizio fu fatto in campo aperto, nell’habitat naturale del toro, saltò nelle “Plazas Mayores” delle città, in cui gli uomini meglio equipaggiati per il combattimento si esibivano davanti a nobili e plebei deridendo e ferendo il toro come evento centrale di ogni celebrazione. 

Nelle incisioni di Goya è rimasta traccia del fatto che lo stesso imperatore Carlo V si destreggiò con i tori a Valladolid, e si ipotizza che il Cid potesse anche aver affrontato questi animali nell’XI secolo per “mantenere forte il braccio”. 

La riconquista durò quasi otto secoli. Durante questo periodo le corride erano fortemente radicate nella società e apparse anche la figura dell’aiutante, del paggio o servo del cavaliere, che lo assisteva nell’arena in caso di pericolo, “attirando” il toro con il proprio mantello. 

La guerra decadde ma le classi popolari iniziarono a sostenere il rito della lotta. 

Una svolta importante fu l’arrivo dei Borboni al trono di Spagna nel 1700. 

Filippo V, il primo della saga, nato nel Palazzo di Versailles, timido e con un gusto presumibilmente raffinato, dichiarò il suo antagonismo verso il feste cavalleresche, fatto che spodestò la corrida a cavallo e che apri le porte a che i toreri a piedi potessero assumere il proprio ruolo di protagonisti. 

Proprio in quel momento nacque a Ronda Francisco Romero, inventore della “muleta”, possibilmente il primo torero che affrontò frontalmente il toro, con lo stocco, e che è considerato la pietra angolare della moderna corrida.

Molte scuole propongono la nuova tauromachia: la Rondeña dei Romero, sobria e seria; La Sevillana di Pepe-Hillo, fina, elegante e barocca; la Navarra de Martintxo, spericolata e atletica. 

Tutte contribuiscono e generano valore culturale, e le loro differenze vengono appianate sulla arena, in un rito magico. 

Sai dove oggi si continuano a vedere queste diverse espressioni della tauromachia? 

Ai giorni nostri

La professione del “torero”, del “rejoneador”, del “banderillero”, del “picador”, del “mozo de espada” esiste ancora.

La Società Spagnola di Chirurgia Taurina e l’Associazione dei veterinari specializzati negli spettacoli taurini sono istituzioni molto attive.

Le scuole di “toreo” sono frequentate: in Spagna ci sono ad oggi 63 scuole taurine.

Le “ganaderias de reses de lidia” sono presenti nel territorio spagnolo e occupano oltre 300.000 ettari di campagna. Ogni toro dispone di uno spazio che va da uno e sei ettari di terreno, a seconda del tipo di azienda agricola. 

I due maggiori sindacati di allevatori di “toros” sono: la “Unión de Criadores de Toros de Lidia”, che riunisce 347 fattorie e alleva più di 109.000 capi di bestiame e la “Asociación de Ganaderías de Lidia”, che conta con 350 associati. Esistono altre fattorie non associate, quindi il numero totale è vicino a mille.

La vestizione del torero è considerata una vera arte. Maestri artigiani lavorano ancora nelle “sastrerias para toreros” (sartorie).

Le regioni e i paesi organizzano feste taurine. 

Le arene propongono spettacoli da marzo a ottobre. 

Le “Plazas de Toros” sono famose anche per le “corridas” durante le “Ferias”: Las Ventas, a Madrid (Feria de San Isidro a maggio), la Maestranza, a Siviglia (Feria de Abril ad aprile)…. 

Si svolgono “corridas” anche durante le principali feste: Las Fallas di Valencia (a marzo), El Pilar di Zaragoza (ad ottobre) o in San Fermín a Pamplona (a luglio) sono tra le più popolari.

I valori della tauromachia e i privilegi del toro bravo sono alla base di interessanti percorsi di formazione aziendale e personale che si tengono nelle università, aziende, camere di commercio e scuole di business.

Sono a tua completa disposizione nel caso tu abbia necessità di saperne di più.   

Musei sorprendenti

A Siviglia, Barcelona, Ronda, Bilbao, Valencia, etc ci sono dei Musei dove poter conoscere e approfondire la tradizione taurina.

A la Plaza de Toros de las Ventas di Madrid, ad esempio, si si può realizzare una visita guidata di tutta la struttura e vedere la Puerta Grande, la Puerta de Toriles, l’infermeria, la cappella, los “tendidos”, etc. 

Nel suo Museo si possono ammirare i particolari “trajes de luces” indossati da toreri famosi, “banderillas”, “estoques” e tori famosi. 

A Bilbao, invece, nell’arena di Vista Alegre si può visitare un’interessante esposizione dedicata ai cartelloni taurini.

La corrida nelle arti

Il confronto tra vita e morte rappresentato dalla corrida è stato cantato in poesia, in musica, rappresentato in pittura, in scultura, in teatro: Goya, Dalí, Manet, Picasso, Jacinto Benavente, Bizet, Serafín,, Sorolla, Federico García Lorca, Rafael Alberti, Miguel de Cervantes,Tierno Galván, Vicente Blasco Ibáñez, Camilo José Cela, Tirso de Molina, Valle-Inclán, Manuel y Antonio Machado, Francisco Quevedo, Pérez de Ayala, Jovellanos, Juan Ruiz de Alarcon, Orson Welles, Ernest Hemingway, Peter Viertel, Jean Cau, Ortega y Gasset, Unamuno, Carlomagno, Alfonso X el Sabio, Calderón de la Barca, Fray Luis de León, Góngora, Benito Pérez Galdós, Cossio, Fernando de Rojas, Ginés Pérez de Hita, Vicente Espinel, Juan Enriquez de Zúñiga, Ruben Darío, Juan Ramón Jiménez, Gerardo Diego, José Bergamín, Dámaso Alonso, Jorge Luis Borge, Pablo Neruda, Gustavo Adolfo Bécquer… 

I romanzi di Hemingway e star del cinema come Sofia Loren, Ava Gardner, Gina Lollobrigida e Lucia Bosè hanno alimentato il mito della corrida e del torero. 

Voltaire, Montesquieu, Byron, Garcia Lorca, Victor Hugo… e più di recente Almodovar hanno invece condannato la corrida.

A prescindere dal nostro personale pensiero, certo è che il tempo e la storia hanno tramandato una forma di sfida tra uomo e animale che per la Spagna è diventata parte della sua identità. 

Il suo territorio presenta volente o nolente le tracce e le testimonianze di questo vissuto. 

A voi ovviamente la libertà di venire a conoscerlo.

Se ti piace questa tematica, ci sono a disposizione altri articoli sul blog di My Spain for You e ne parlo anche sui miei canali sociali. 

Non esitare a contattarmi se vuoi sapere di più.

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