Rio Tinto, il paesaggio che ci parla di un altro pianeta

Considerato dalla NASA l’ambiente biochimico più simile al pianeta Marte, il paesaggio protetto del Río Tinto, compreso tra i corsi medio e alto del fiume, è spettacolare ed unico al mondo, sia per la sua bellezza cromatica che per le sue eccezionali condizioni ambientali e storiche. 

L’Istituto Nazionale spagnolo di Tecnologia Aerospaziale, il CSIC e la stessa NASA, hanno infatti svolto qui importanti indagini data la sua somiglianza con la superficie del pianeta rosso. 

Dopo che l’esistenza dell’acqua su Marte in passato è stata accettata dalla comunità scientifica, i ricercatori ora stanno cercando d’analizzare le condizioni di abitabilità del pianeta rosso.

Per fare questo, un gruppo di scienziati del Consiglio superiore per la ricerca scientifica, la più grande istituzione pubblica in Spagna dedicata alla ricerca tecnico scientifica e una delle più importanti nello spazio europeo della ricerca, collegata al Ministero della Scienza e dell’Innovazione tramite la Segreteria Generale per la Ricerca, ha sottoposto un gruppo di batteri a condizioni di vita simulate su Marte.

Il team ha utilizzato organismi e campioni del bacino del fiume Tinto, a causa della loro somiglianza con l’ecosistema marziano e un’alta percentuale dei batteri utilizzati è sopravvissuta alle condizioni di esposizione. 

Per fare i test di abitabilità, I ricercatori hanno scelto batteri chemiolitotrofi – strettamente legati al ciclo del ferro, poiché i dati ricevuti dal pianeta rosso indicano l’alto contenuto di minerali di ferro sulla sua superficie.

Trovarsi immersi in questo bizzarro intorno è proprio come camminare davvero in un’ altro mondo.

 Era proprio questa la sensazione che provavo quando, da piccola, osservavo incuriosita e meravigliata i colori di quella terra e di quel fiume, le giganti strutture metalliche arrugginite e gli edifici costruiti in mattoni. 

Desideravo conoscere e comprendere ciò che all’epoca appariva cosi estraneo ai miei occhi e che costituiva uno dei primi inviti che la vita incominciava a farmi verso l’ osservazione del tempo passato, delle vite e delle attività presenti nel mondo. 

Non potevo farne a meno di fluire a ritroso nel tempo e chiedermi il come e il perché di quella spettacolare singolarità.

Quello era il luogo dove mio zio Quico, il fratello maggiore di mio papa, ci portava a passeggiare d’estate quando andavamo a trovarlo, dove con passione ci parlava del lavoro che da oltre 40 anni lo aveva portato a vivere in mezzo a quella dura meraviglia, occupandosi della manutenzione delle miniere dopo la conclusione dei suoi studi tecnici alla Scuola della Paloma di Madrid.

E’ davvero un luogo magico ed incredibilmente affascinante per gli amanti della natura, della storia, della scienza, della fotografia e dell’escursionismo, un luogo fantastico dove poter trascorrere una vacanza all’insegna di esperienze indimenticabili.

Una delle tante meraviglie della provincia di Huelva

Al confine con il Portogallo, la provincia di Huelva, nella quale scorre il singolare Rio Tinto, si trova ad ovest dell’Andalusia, delimitata a nord dalla provincia di Badajoz, a est dalle province di Siviglia e Cadice, a sud dall’Oceano Atlantico e ad ovest dal Portogallo.

Il nome del fiume Tinto deriva dal suo colore rossastro, che diventa ocra sulle rive. 

Questi toni, fin dagli albori della storia, sono dovuti all’alto contenuto di sali ferruginosi e solfato ferrico che, insieme alla mancanza di ossigeno, forniscono un pH molto acido. 

Sulle sponde sono presenti strutture molto caratteristiche, risultato del raffreddamento delle scorie e dei rifiuti minerari.

Nella scarsa vegetazione lungo le sponde dell’alveo, data la evidente acidità dell’ambiente, spicca la cosiddetta erica delle miniere. 

È una specie in pericolo di estinzione, endemica di Huelva, che ospita e sostiene una comunità animale molto necessaria per l’ecosistema locale.

Sebbene possa sembrare che in tali condizioni la vita non sia possibile, queste acque ospitano una grande diversità di microrganismi, adattati ad habitat estremi – molti dei quali non ancora catalogati – che si nutrono solo di minerali. 

Tant’è che il luogo è studiato appunto dall’agenzia spaziale nordamericana NASA per conoscere queste forme di vita, per via della probabile somiglianza tra le loro condizioni ambientali e quelle che potrebbero verificarsi sul pianeta Marte.

Il più grande giacimento minerario a cielo aperto d’Europa, sfruttato dagli uomini sin dall’antichità

La storia di questa provincia ci racconta che 350 milioni di anni fa l’attività vulcanica che ebbe luogo in questa regione diede origine alla così detta Cintura Iberica Piritica, otto giganteschi depositi di massicci solfuri polimetallici associati, che troviamo ai fianchi di coni vulcanici, sotto forma di pirite, di calcopirite, blenda, galena e cassiterite, che percorre il sud-ovest della penisola e che rappresenta la più grande riserva di metalli non ferrosi al mondo.

Per questo motivo le terre del Rio Tinto sono state sfruttate alla ricerca di metalli e minerali da molte culture.

Per 5000 anni sono stati estratti quasi 2 miliardi di tonnellate di minerale e più di 400 milioni devono ancora essere estratti.

Oggi la nostra fortuna è quella di poter osservare e ammirare le testimonianze che gli uomini dell’età del Bronzo, i Tartessi e i Romani, hanno lasciato sul territorio, un segno profondo di trasformazione sociale, economica e paesaggistica attraverso lo sfruttamento di questa incredibile risorsa naturale, e che ad oggi rappresenta il più grande giacimento minerario a cielo aperto d’Europa.

L’attività estrattiva in quest’area si è concentrata sullo sfruttamento dello zolfo, del rame, dello zinco, del piombo, dell’argento e dell’oro, da depositi di pirite e polimetallici, e da mineralizzazioni ossidate o “gold sand” nel caso dell’argento e dell’oro, e ci offre la possibilità di conoscere i processi di lavoro dei due sistemi operativi di una miniera: a cielo aperto e sotterraneo.

La Río Tinto Company Limited portò il calcio in Spagna

All’ingresso di Riotinto c’è un cartello che accoglie il visitatore con una frase evocativa: “Benvenuti nella culla del calcio spagnolo”.

Nel 1873 lo Stato spagnolo vendette le terre minerarie di Riotinto all’Inghilterra.

La “Río Tinto Company Limited” fu l’acquirente, ed effettuò una massiccia estrazione di zolfo durante 80 anni, fino al 1953. 

Questo materiale infatti aveva un’ importante applicazione nell’industria chimica per la produzione di acido solforico.

La presenza britannica trasformò tutto, sia a livello urbano, tecnologico che sociale, portando un’autentica rivoluzione industriale e l’introduzione della ferrovia come strumento di lavoro fondamentale.

I nuovi arrivati portarono l’architettura vittoriana e costruirono il quartiere di Bellavista per ospitare il personale inglese che venne a vivere nella zona, con la loro chiesa anglicana, il loro club privato e costruirono le piste di tennis più antiche della Spagna.

Quasi subito venne inaugurato il Riotinto Football club. Non giocavano solo a calcio, ma anche a tennis, golf e cricket.

Per gli abitanti di Riotinto questo fu una vera novità. 

La caccia al coniglio o giocare a carte erano attività con le quali loro occupavano spesso il poco tempo libero che avevano… ma vedere invece uomini con pantaloncini corti mostrando le gambe nude, correre e calciare dietro ad una palla… fu qualcosa di totalmente insolito.

La prima squadra creata dagli inglesi sopravvive ancora, il Riotinto Balompié.

Fu solo nel 1890 che i locali iniziarono a giocare. 

I riotinteños si esercitavano nelle discariche delle miniere con espadrillas e palle di pezza, imbottendo di cotone le scarpe lasciate dagli inglesi essendo loro più piccoli, imitando lo strano sport che vedevano praticare ai loro capi, seguendo le regole del gioco che gli inglesi spiegavano mentre bevevano quella che chiamavano “men water”, il brandy locale.

Poco a poco le squadre incominciarono a mescolarsi, inglesi e spagnoli.

Nel 1889, il britannico Alexander Mackay fondò il Recreativo de Huelva Club, la più antica squadra di calcio registrata in Spagna.

I giocatori britannici dovettero andare in guerra, cinque di loro morirono. Da quel momento in poi, il Riotinto era composto principalmente da giocatori spagnoli.

I britannici hanno dunque lasciato il segno, non solo sulle montagne e nelle terre di Riotinto, ma anche nella storia del calcio spagnolo

Rio Tinto oggi

I romani con la loro tecnologia avanzata e i britannici con la loro moderna industria furono senza dubbio quelli che marcarono i tempi di massimo splendore di questa zona, ma oggi, grazie alla compagnia cipriota Atalaya Mining, proprietaria del Progetto Riotinto e alla Fondazione Río Tinto, questa enclave mineraria funziona ancora e si può visitare e vivere pienamente.

Tra le tantissime esperienze che ti potrei consigliare di vivere in queste terre, inizierei con il proporti di visitare il museo minerario, di fare un giro su una ferrovia di epoca britannica, vistare una casa museo in stile vittoriano e di ammirare La Peña de Hierro, una vecchia miniera risalente all’epoca romana aperta ai visitatori dal 2004, oltre 200 metri di vecchie gallerie in cui i visitatori possono provare l’emozione dell’estrazione al coperto e affacciarsi al belvedere della miniera a cielo aperto per scoprire la tavolozza multicolore di un sottosuolo ricco di minerali, un vero arcobaleno!

Il Museo minerario Ernest Lluch si trova nel vecchio ospedale britannico ed è il miglior punto di partenza per conoscere il Parco Minero de Riotinto.

Visitarlo significa ripercorrere la storia dell’estrazione mineraria di Huelva dall’inizio alla fine, dai suoi inizi 5.000 anni fa agli sfruttamenti attuali.

Dopo un’introduzione per comprendere la geologia del bacino minerario di Riotinto e le basi dei lavori mineralurgici e metallurgici che in essa si sono sviluppati, le stanze ti portano all’età del bronzo (nel 3000 a.C.), al periodo tartessiano, all’epoca romana, al Medioevo e per ultimo al periodo dello sfruttamento britannico.

Diverse sale mostrano l’importanza del treno nell’estrazione mineraria, con la ricostruzione di una piattaforma e l’esposizione di due locomotive dell’inizio del XX secolo, oltre al curioso “Maharaja’s Wagon” datato alla fine degli anni ’90. del XIX secolo, il trenino a scartamento ridotto più lussuoso al mondo, costruito per la regina Vittoria d’Inghilterra e portato a Riotinto per una visita da Alfonso XIII.

Nel quartiere vittoriano di Bellavista, la “Casa 21”, vicino al Museo delle Miniere, funge da casa museo, ed è un’esatta ricostruzione di come erano queste case tra la fine degli anni ’80. del XIX secolo e inizio del XX, con le sue fotografie, i suoi mobili, la sua cucina, la sua dispensa, i giocattoli dei bambini e persino il cablaggio elettrico originale che attraversava le pareti. Puoi viaggiare indietro nel tempo in pochi secondi.

La ferrovia britannica non era solo di vitale importanza nel lavoro minerario ma anche nel trasporto dei materiali al porto di Huelva dove veniva spedita in Inghilterra.

Il percorso di quella che viene considerata la più importante ferrovia a scartamento ridotto (1.0668 m.) del mondo fu pianificato e supervisionato da George Bairclay Bruce, possibilmente il miglior ingegnere ferroviario della fine del XIX secolo. Lui progettò 84 chilometri, che collegavano la stazione di Río Tinto con il porto di Huelva, e altri 264 chilometri di diramazioni che fungevano da collegamento tra officine, magazzini, pozzi, paesi e centri minerari.

Oggi, grazie al lavoro della Fondazione Río Tinto, i visitatori possono percorrere e seguire l’alveo del fiume Tinto per circa 12 chilometri su un treno con locomotive e vagoni restaurati dell’epoca, in un viaggio di un’ora e mezza dove sognare immaginandosi di essere già nel futuro, sul pianeta rosso.

Inoltre, molte delle vecchie linee ferroviarie si possono percorrere oggi a piedi, in bicicletta, a cavallo, e alcune di loro, per fortuna, anche con sedie a rotelle. La Via Verde Riotinto, la Via Verde Los Molinos de Agua (che permette di visitare a Zalamea La Real un totale di 49 giacimenti megalitici), la Via Verde del Guadiana (che passa su un ponte romano a tre archi semicircolari), la Via de la Plata sono alcuni degli esempi.

E per concludere le giornate in bellezza, diresti di no ad un buon bicchiere di brandy del Condado de Huelva, ascoltando e ammirando uno spettacolo di Fandango? Io no, anzi, te lo raccomando fortemente.
Huelva ti aspetta!

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Un saluto,

Sonia

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