Situata nella metà nord de la Meseta, Castilla y Leon è la più estesa delle Comunità Autonome spagnole.
Le sue nove provincie: Ávila, Burgos, León, Palencia, Salamanca, Segovia, Soria, Valladolid e Zamora ci raccontano la storia delle tante culture che sono passate sui loro territori, ci mostrano una natura viva e generosa e una gastronomia ricca e conviviale. 

La sua gente, amica dei buoni vini della terra, ci regalano una ospitalità sincera.

Diversi siti archeologici ci spiegano che nella preistoria queste terre erano già abitate. 

Nella Sierra de Atapuerca (Burgos), per esempio, è stato scoperto un gran numero di ossa appartenenti agli antenati dell’Homo sapiens, l’Homo Heidelbergensis, motivo che ha portato al riconoscimento di questo luogo come Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco.

Prima dell’arrivo dei Romani, i territori della Castiglia y León di oggi erano occupati da vari popoli celtici, come i vacceos, gli autrigoni, i turmogos, i vetoni, gli astures o i celtíberos. 

Andare alla scoperta delle loro trace è una esperienza meravigliosa, che ci porta a fare un meraviglioso viaggio nel tempo.

I misteriosi Toros de Guisando (El Tiemblo, Ávila), ad esempio, ci tramandano i vissuti di una società di allevatori di bestiame già scomparso, ma il cui valore è arrivato a noi. 

Si tratta di un insieme scultoreo attribuito ai “vetones”, quattro figure scolpite in granito che rappresentano quadrupedi identificati come tori (per via delle cavità che presentano nella testa e che sono considerate il punto per l’inserimento delle corna). 

Sono affiancate, formando una linea, e tutte rivolte ad ovest. 

Tra le altre cose dirvi che questo luogo magico è doppiamente d’interesse storico perché fu anche scelto, nel 1468, per siglare, in cima alla collina, vicino ai Tori, il “Trattato di Guisando”, tra il monarca Enrique IV e la sua sorellastra Isabella. 

Con questo accordo, Isabella ebbe il titolo di principessa delle Asturie e di conseguenza divenne l’erede alla Corona di Castiglia. 

La scelta di questo luogo così speciale è solo una coincidenza?

Las Cogotas (nella Sierra di Avila) è una cittadina fortificata dell’Età del Ferro, forse il più emblematico dei “castros vetones”.

I resti delle 16 abitazioni del Castro de Chano (a Los Ancares, Leon) è una bellissima testimonianza di un insediamento degli “astur” (s. I a.c.– s. I d.c.)

L’avanzata dell’Impero Romano e la conseguente romanizzazione fu inarrestabile nelle terre castigliane. Si conservano grandi opere di quell’epoca.

L’ acquedotto di Segovia (Patrimonio dell’Umanità insieme a tutto il centro storico della città) è un formidabile esempio, ma troviamo anche altri bellissimi siti archeologici, come le città romane di Numancia (Soria) e Clunia (Burgos). 

Prima dell’arrivo dei romani, gli abitanti della zona di Clunia appartenevano alle tribu “arevacas”. 

I resti archeologici di questa antica città romana, che aveva già una popolazione di 30.000 abitanti a quel tempo, conserva importanti dimore nobiliari, terme, teatri e templi e numerosi mosaici. 

Numancia mostra invece la storia di tre città successive: una preistorica, una celtiberica e un’altra celtibero-romana. 

Ogni primo sabato di agosto viene ricreata l’eroica difesa della città da parte dei suoi abitanti, che per vent’ anni lottarono contro gli eserciti della potente Roma, ma che nonostante la forte resistenza furono sconfitti nel II secolo a.C.

A Medinaceli (Soria) possiamo ammirare l’unico arco romano a triple arcata conservato in Spagna.

Las Médulas (Leon) è la più grande miniera d’oro a cielo aperto scavata durante l’Impero Romano (I secolo d.C.), una vera un’opera di ingegneria romana mediante la quale questi territori vennero sfruttati in ragione dei suoi ricchi giacimenti auriferi. 

A questo scopo i romani idearono un sistema chiamato “ruina montium”, che sfruttava la forza dell’acqua portata dai monti Aquilanos (situati a oltre15 chilometri di distanza) mediante un complesso sistema di canalizzazioni, per sminuzzare la terra e far uscire l’oro allo scoperto. 

Oggi, questo particolare paesaggio di rocce e montagne argillose profondamente solcate, che spiccano tra il verde della vegetazione, forma parte dell’elenco del Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO.

Con la caduta dell’Impero Romano, le terre di questa regione furono occupate militarmente dai popoli visigoti, che furono poi sconfitti dagli arabi nel 711 d.c. 

La storia bellica della conquista e della riconquista che la penisola subì dopo l’invasione musulmana ha fatto sì che ci siano arrivati a noi purtroppo pochi esempi di arte ispano-visigota. 

A Castilla y Leon possiamo ammirare la maggior parte dei gioielli rimasti nella Spagna, tra cui: San Pedro de la Nave (Zamora), San Juan de Baños de Cerrato (Palencia), Quintanilla de las Viñas (Burgos) e la Cripta di San Antolín (Leon).

I cristiani ispanici che vissero nel territorio musulmano nel periodo che va dall’invasione musulmana (711 d.c.) alla fine dell’XI secolo, svilupparono la cosiddetta “arte mozarabe”. 

Nelle terre di Leon si trova una delle opere più importanti di quell’epoca: la chiesa di San Miguel de Escalada, monastero costruito agli inizi del s. X da monaci di Cordoba fuggiti dalla repressione religiosa sofferta in quelli anni in terre andaluse e che approfittarono i resti di una chiesa visigotica. 

Assolutamente non di meno pregio sono la chiesa di San Cebrian de Mazote (Valladolid), l’ eremo di San Baudelio de Berlanga, costruito nell’XI secolo su un’antica moschea e la chiesa di Santiago de Peñalba.

A partire dall’ XI secolo s’impone nella Spagna cristiana l’arte romanica, con predominanza dell’edificazione di monasteri come Santo Domingo de Silos (Burgos), Monasterio de Rodilla (Burgos), San Pedro de Tejeda (Burgos) e Santa Maria de Gradefes (Leon).

La diversità e la quantità di chiese romaniche (soltanto a Palencia sono state catalogate oltre 620) fanno di Castilla y Leon la regione, insieme alla Catalogna, più ricca di costruzioni di questo tipo. 

San Martin de Fromista (Palencia), con le sue particolari torri cilindriche, è un esempio de chiesa di peregrinaggio legato al Cammino di Santiago. 

La collegiata Reale di San Isidoro de Leon è una splendida costruzione con tre navate e tre absidi. Il più bel ciclo di affreschi romanici spagnoli decora la sua cripta. Nel suo claustro furono celebrate Las Cortes de Leon nel 1188, riconosciute dall’Unesco come “la testimonianza più antica del sistema parlamentario europeo”. 

Le chiese segoviane di San Millan, San Esteban e San Martin si caratterizzano per i suoi portici, che ricoprirono nella vita urbana del medioevo una funzione di riparo per la vita corporativa in una zona in cui l’inverno è molto duro. 

Questo elemento aggiunto al corpo della chiesa si trova anche nella chiesa di San Vicente di Avila. 

La cattedrale di Zamora, la vecchia di Salamanca, Santo Domingo de Soria, San Juan de Rabanera (Soria) sono gioielli da non perdere.

Rimangono esempi di architettura civile, per esempio, in alcune vestigia del Alcazar di Segovia, nei castelli di Pedraza e di Sepulveda e nelle mura di Avila, che racchiudono al suo interno le tracce di Santa Teresa di Gesù e che insieme al centro storico della città sono state iscritte all’elenco dell’Unesco come Patrimonio dell’Umanità.

L’architettura gotica si diffuse in Spagna alla fine del s. XII. 

La cattedrale de Leon sorge sulla cima della imponente Meseta Castellana ed è la migliore interpretazione del gotico francese in Spagna, con uno dei gruppi di vetrate più importanti d’Europa. Il colore è più ricco che in quelle francesi ed il predominio del blu e del rosso lascia lo spazio alla gamma di colori verde, ocra e gialli. 

La cattedrale di Burgos (dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco) è uno dei migliori esempi del gotico del XIII secolo e ospita la più ricca e omogenea collezione di scultura gotica della Spagna, come la bellissima statua della regina Beatrice di Suabia, quelle del Timpano de la Porta del Sarmental o le statue della Puerta de la Coroneria.

Parallelamente al romanico e al gotico si sviluppò uno stile artistico proprio della Spagna, il mudéjar, le cui origini risalgono all’XI secolo. 

L’ avanzare degli eserciti cristiani nella lotta per la riconquista dei territori occupati dagli arabi consentì a molti maestri musulmani di restare nelle loro case e di lavorare per i sovrani e i nobili di Castiglia e Aragona. 

Il risultato fu questo nuovo ed impressionante stile architettonico, tutto spagnolo. 

Di questo periodo románico-mudejar, a Castilla y Leon le migliori mostre si trovano a Sahagun (Leon) nelle sue chiese di San Lorenzo, San Tirso e la Iglesia Peregrina. 

Altre bellissime testimonianze sono la Lugareja de Arevalo (Avila) e Santa Maria, a Madrigal de las Altas Torres, San Pablo de Peñafiel e alcune parti del Monasterio de las Huelgas (Burgos). 

Anche palazzi e castelli disseminati in tutta Castilla conservano resti di decorazione mudejar. 

Tra i palazzi spicca quello di Juan II de Castilla, a Tordesillas, mandato a costruire da Alfonso XI a metà del s. XIV e che adorna la sua porta con il tipico “paño de sebka”. 

Possiede un bellissimo patio con archi lobati. In questo palazzo, trasformato poi in convento (Real Monasterio de Santa Clara), nacque la regina Isabel nel 1451. 

Vi sono alcune sale di quel periodo, come la scala reale e l’Aula di tribunale, entrambe con una copertura mudéjar (XV secolo), il chiostro, la Cappella reale, la Sala degli Ambasciatori e la camera da letto della regina. 

Vicino a questo monastero si trova la chiesa di San Nicola di Bari, dove si sposarono i genitori di Isabel I di Castilla, Juan II di Castilla e Isabel del Portogallo.

In stile gotico-mudéjar, con un’imponente torre alta quasi 50 metri, custodisce la fonte battesimale in cui fu battezzata l’Infanta Isabel.

Il Palacio de los Vivero (Valladolid), luogo in cui Isabel e Fernando si sposarono il 19 ottobre 1469, fu eretto nel XV secolo in stile gotico-mudéjar. Nella sua Sala Ricca si celebrarono le nozze dei Re Cattolici, ancora senza la bolla pontificia.

Alla fine del s. XV, durante il regno dei Re Cattolici (quando si concluse l’unificazione religiosa, la scoperta dell’America, la fine della Reconquista con la presa di Granada, la pubblicazione della prima grammatica spagnola e l’unità territoriale) nacque un stile originale, tutto castigliano, che ricevette influenze mudejar, tedesche e fiamminge: lo stile “isabelino”. 

Questo comprende due tappe diverse, conosciute come “gotico plateresco” (1480-1520) e “Rinacimento Plateresco” (1520-1560), e rappresenta una transizione tra l’architettura del gotico tardivo ed il primo Rinascimento. 

La maggior parte degli edifici di questo stile furono incaricati dai Reyes Católicos o comunque ricevettero finanziamenti da loro. 

Alcuni degli edifici “platereschi” più importanti a Castilla y Leon sono, a Burgos, la Cartuja de Miraflores, antico palazzo nella tenuta di caccia di Enrique III, non che Pantheon reale dei genitori della regina Isabel la Católica, Juan II e Isabel de Portugal, la Escalera Dorada della cattedrale, l’Hospital del Rey e la casa del Cordon; il Monasterio de Santo Tomás ad Ávila; Il Colegio de San Gregorio, la facciata del Colegio de la Santa Cruz e la facciata della chiesa di San Pablo a Valladolid; il Convento de San Marcosa Leon; la Torre de Guadramiro, la facciata del convento di San Esteban, la facciata dell’Università e dei Colegios Menores, la Casa de las Conchas, il Palacio de Monterrey, la Casa de la Salina, il Castello-fortezza di Bejar a Salamanca; la Casa de los Picos a Segovia; il Palazzo dei Rios y Salcedo a Soria.

Il Luogo Reale della Granja de San Ildefonso (Segovia) è uno splendido palazzo in cui il re Filippo V si ritirò nel 1724 per creare una residenza simile a quella di Versailles. 

Ne risultò uno splendido alternarsi di barocco spagnolo, stile francese e raffinati tocchi italiani. Nella collegiata fu sepolto il monarca, insieme alla consorte Elisabetta Farnese.

Altri bei esempi barocchi sono le pale d’altare della chiesa di San Esteban e del Colegio Real de la Compañía de Jesús di Salamanca, la Casa de los Ovalle (Salamanca), casa e luogo di morte di don Miguel de Unamuno (un famoso scrittore e filosofo spagnolo appartenente alla Generacion del 98), la facciata dell’Università di Valladolid e la Plaza Mayor di Salamanca.

E’ senz’altro un patrimonio culturale immenso, protagonista di importantissime pagine della storia spagnola, da scoprire serenamente e con i cinque sensi, passeggiando e respirando l’atmosfera locale, fermandoti ad assaggiare i piatti tipici e sedendoti nelle piazze come facciamo noi spagnoli, per prendere il fresco e per passare un po’ di tempo in buona compagnia, e scambiare magari anche due parole improvvisate con piacere.  

Se ti è piaciuto il mio racconto e vuoi conoscere altri luoghi altrettanto particolari e ricchi di storia, puoi trovare ispirazione nel blog di My Spain for You e nella sezione dedicata alla presentazione di Castilla y Leon.

Ti suggerisco anche di dare un’occhiata ai miei canali social, dove troverai sempre idee per viaggiare alla scoperta di una Spagna genuina e autentica. 

Un saluto,

Sonia

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