Algeciras, la città natale di Paco de Lucia, il genio del flamenco

Paco de Lucia, considerato il più illustre chitarrista flamenco di tutti i tempi, è nato ad Algeciras, nella provincia di Cadice, nel 1947.

Da lui voglio partire per farti conoscere questa terra, popolata da gente allegra, simpatica e vivace, e ricca di spiagge indimenticabili, natura meravigliosa, tradizioni antiche e vita inesauribile.

Nella sua città natale si possono visitare oggi i luoghi che hanno segnato la vita di questo virtuoso musicista.

Amo la musica di Paco de Lucia, mi riscalda l’anima e mi fa battere forte il cuore.
Quando la sento, i palmi delle mie mani si uniscono subito e battono al ritmo delle sue melodie, e i miei piedi si muovono per accompagnare le sue note. 

Il sangue del sud scorre nelle mie vene e quando sento la sua musica, bolle.

Trovo irresistibile il suono del cajon peruviano che lui ha introdotto nel flamenco (e che da allora è rimasto per sempre come una percussione inseparabile sul tablao), sono affascinata da come è riuscito ad unire il flamenco con il jazz, con la bossa nova e con la musica classica.

E questo talento che io vedo in lui non è un caso, perché questo grande artista algecireño è universalmente apprezzato.

Un esempio di questo è il riconoscimento da parte del noto regista Woody Allen, che gli chiese di collaborare nel film Vicky Cristina Barcelona, vincitore del Golden Globe per il miglior musical o film comico, in cui l’artista avvolge gli spettatori in un incredibile piacere sensoriale, “pizicando” la sua chitarra con elegante passione mentre suona Entre dos aguas, un’opera del 1973, che è stata senza dubbio una delle opere più acclamate della sua carriera artistica.

La sua vita – e il percorso nella città di Algeciras – inizia in Calle San Francisco dove è nato e ha vissuto fino all’età di cinque anni.

Quando aveva nove anni dovette abbandonare la scuola perché la sua famiglia aveva bisogno del suo contributo economico per andare avanti.

A quella età era già affascinato dal flamenco e conosceva molto bene tutti i suoi palos (ritmi flamenchi).

In origine, le chitarre da flamenco venivano utilizzate per accompagnare i cantaores e quasi tutti loro erano zingari. Ma la mentalità a quel tempo diceva che “gli zingari non erano raccomandabili” e suo padre non voleva che i loro figli diventassero cantaores. Non voleva che la gente pensasse che erano zingari, e preferì insegnargli a suonare la chitarra.

Paco de Lucia imparò guardando suo padre, suo fratello e gli artisti che quasi ogni mattina all’alba arrivavano a casa sua per divertirsi un pò insieme, una volta finito il lavoro, dopo aver trascorso la notte suonando nei saraos (serate) che i giovani abbienti di Algeciras organizzavano spesso in via Munición.

Nella sua testa erano già ben presenti il senso del ritmo, le canzoni e le melodie.

Il piccolo Paco trascorreva dieci ore al giorno suonando la chitarra nella sua stanza, provando e provando, per perfezionare la sua tecnica. 

Riuscì così a ricavarsi un posto nel mondo degli artisti, ed ebbe la possibilità mostrarsi davanti al pubblico per la prima volta.

Il percorso nella sua città prosegue attraverso la storica sala plenaria del Ayuntamiento (Comune), che nel 1998 lo nominò Hijo Predilecto (Figlio Preferito) e dove nel 2014, alla sua morte, fu installata anche la sua cappella ardente.

Paco de Lucía dedica una soleá nell’album Almoraima a La Plaza Alta, il luogo più emblematico di Algeciras. 

Nella sua infanzia era la piazza dove i bambini giocavano, e passeggiavano gli anziani, molto vicino a via Muro, che è anche il titolo di una minera nell’album Siroco (1987).

La piazza del mercato – “la plaza” per gli Algecireños – era il luogo in cui il padre di Paco aveva una bancarella di stoffe e ferramenta e dove i suoi figli trascorrevano ore esercitandosi con la calligrafia o imparando “a fare i conti” mentre il padre vendeva i suoi prodotti.

Siccome il reddito di questa attività non era sufficiente per sostenere la famiglia, era costretto a lavorare anche suonando per l’alta società. 

Sebbene non fosse un ambiente che gli piaceva, gli dava “un centesimo, il vino e le tapas”, per cui arrivava a casa cenato e con qualche soldo in più in tasca.

Il fratello di Paco lavorava nell’ancora esistente Hotel Reina Cristina, un albergo di lusso che accoglieva illustri ospiti del cinema americano, della politica inglese e della nobiltà spagnola (allora era uno dei più costosi di Spagna).

In questo hotel, che si trova di fronte allo spazio che occupava la scomparsa spiaggia di El Chorruelo, oggi è possibile visitare i resti di tre muri appartenenti all’antica Moschea Alijama e il pozzo, costruito a volta, del cortile delle abluzioni, tutti integrati nei giardini.

A quella spiaggia, attualmente assorbita dal porto di Cadice (il più grande della Spagna), il maestro dedicò una delle bulerías più riconosciute della sua carriera.

Proseguendo lungo la costa verso la spiaggia di Getares, si raggiunge il monumento innalzatogli dalla sua terra natale, opera dello scultore Nacho Falgueras.

Il Faro de Punta Carnero è uno dei luoghi di Algeciras dove è facile capire come la forza del paesaggio influì così tanto sul lavoro di Paco de Lucía quando compose Entre dos aguas nel 1973.

Dal faro si vedono già le coste dell’Africa, a ovest il freddo e pericoloso Atlantico, rotta verso il Nuovo Mondo. A est, il caldo Mediterraneo.

Questo lavoro diventò il numero uno nelle vendite in Spagna e lo avvicinò al grande pubblico, dandogli riconoscimento internazionale e incoraggiando il Teatro Reale di Madrid nel 1975 ad aprire le porte al flamenco e alla sua chitarra, in un concerto che è entrato nella storia di musica.

Sempre vicino al mare c’è un altro degli elementi essenziali del percorso “Paco de Lucía”: Casa Bernardo, il titolo di una rumba e il nome di un bar sulla spiaggia di El Rinconcillo, dove lil maestro aveva la sua casa al mare e si divertiva sin dalla sua infanzia con i suoi amici di sempre.

Il paesaggio verde e fresco del Rio de la Miel, punteggiato di rovine di mulini, resti di strade antiche, ponti medievali e grandi piscine e cascate di acqua dolce senz’altro stupiva l’artista, e fu per lui una fonte d’ispirazione. Per questo motivo diede il nome Río de la Miel a un’altra delle bulerías comprese in Luzia.

Il fiume nasce nella Sierra de la Luna e scorre attraverso una lussureggiante valle di querce da sughero, ontani e felci, una reliquia di quella Algeciras originale, chiamata Isola Verde, l’Al-Ŷazira al-Jadra dai tempi di al-Andalus, fondata nel 711 e distrutta nel 1379, edificata sulle rovine dell’antica città romana di Iulia Traducta.

Paco de Lucía riposa nel cortile di San José nel vecchio cimitero di Algeciras, dove non mancano mai i fiori di chi è rimasto affascinato dalla sua musica in qualche parte nel mondo.

Cadice e la sua provincia: culla di artisti, terra di antiche tradizioni e contagiosa gioia

Non è un caso che Cadice e la sua provincia siano la culla di innumerevoli artisti come Paco de Lucia, Camarón de la Isla, Manuel de Falla, Rafael Alberti, Mercedes Formica…
Cantanti, ballerini, pittori, poeti e scrittori. 

L’ambiente ispira, e l’arte emerge naturalmente.

Cadice è considerata una delle città più antiche dell’Occidente. Fondata dai Fenici nel 1100 a.C., fu successivamente colonizzata da Cartaginesi, Romani, Visigoti e Musulmani.

I resti di Gadir emergono oggi in diversi luoghi della città di Cadice e, soprattutto, in un sito archeologico che si trova nel punto più alto di quella che era l’antica isola di Erytheia, nella zona attualmente conosciuta come “Caserma di Varela “.

La vita in questa città ha un suo ritmo proprio, particolare, bello. E la gioia che c’è nell’aria è contagiosa.

Il profumo e la brezza della spiaggia, la sensazione del sole sulla pelle, il gustosissimo sapore delle fritture di pesce servite con brio e salero (grazia), le terrazze, la birra ed il buon vino freddo. A Cadice uno si sente sempre vivo e pieno di energia.

La città è meravigliosa, una cartolina composta da case bianche e blu, un pittoresco tesoro della costa andalusa.

Ci sono migliaia di angoli unici, ricchi di storia e magia.

La cattedrale (in cui è sepolto Manuel de Falla) e i vicoli adiacenti sono il labirinto perfetto per perdersi nello spazio e nel tempo.

Nei quartieri di Pópulo e La Viña, con le loro stradine acciottolate, traspare il carattere e l’essenza più pura di Cadice.

Le finestre, con le tipiche rejas (sbarre ornamentali) sono adornate di gerani colorati e nei cortili interni si vive ancora lo spirito condominiale di una volta, perché a loro piace conservare le loro usanze.

Ti consiglio di passeggiare lungo La Caleta, una spiaggia situata nel centro storico, il porto naturale nel quale penetrarono storicamente fenici, cartaginesi e romani, per vivere uno dei tramonti più belli che esistono.

A Cadice fu firmata la Costituzione spagnola nel 1812. Il monumento a Las Cortes fu eretto in onore di quel momento storico.

Meritano una visita i castelli di Santa Catalina e di San Sebastián, i protettori della città, le sue mura e le sue torri di guardia come la Torre Tavira o la Puerta Tierra, il grande ingresso della città.

E oltre la città, nella bellissima provincia, puoi continuare a goderti l’essenza di questa terra gaditana.

Nei piccoli paesi e città della provincia troverai angoli autentici, dal sapore locale.

Sanlúcar de Barrameda, ad esempio, è una città maestosa situata alla foce del fiume Guadalquivir, con il suo lungomare, chiamato Bajo Guía e la sua piazza, che invita a provare alcune delle migliori specialità di Cadice, le frittate di gamberetti.

Le sue corse di cavalli sono le più originali che io abbia mai conosciuto: si corre sulla sabbia bagnata, quando il mare si ritira tra le spiagge di Bajo de Guía e Las Piletas, con il tramonto nel Parco Nazionale di Doñana sullo sfondo.

Mi piace pensare che questa festa abbia origine da ciò che ci racconta la mitologia: che per riposare, il dio Febos sganciava i cavalli di fuoco dal suo carro quando raggiungeva le rive di Sanlúcar.

La verità è che i cavalli, la cucina marinara e i pomeriggi estivi sulla spiaggia in questo angolo dell’Andalusia sono un vero piacere, che era apprezzato già nei tempi antichi. 

Infatti, alla fine del XIX secolo, l’aristocrazia si trasferiva a Sanlúcar per i bagni con le onde, diventando così una delle destinazioni pioniere nello sviluppo del turismo in Spagna, insieme a Santander e San Sebastián.

D’altra parte, e per darvi un altro buon esempio di luoghi davvero stupendi, dirvi che Tarifa è il paradiso del surf e del windsurf, un luogo perfetto, selvaggio, con una energia meravigliosa, perfetto per fuggire alla vita bohémien e tranquilla.

Per quanto riguarda Barbate, Conil e Zahara de los Atunes, merita una menzione il loro prodotto autoctono, il tonno rosso, che viene pescato seguendo un’arte antica e sostenibile, l’ Almadraba.

Le Almadrabas della provincia hanno già iniziato i lavori a terra, e si stanno approntando per arrivare adeguatamente il momento della pesca.

La stagione, infatti, si compone di tre fasi: il calamento, in cui si prepara tutta l’attrezzatura che poi verrà trasferita in mare (boe, reti, ancore, ecc), la pesca, che si svolge tra la fine di aprile e la fine di giugno con le tradizionali  levantas,  e la leva, in cui si raccoglie tutto il pesce catturato.  

Il tonno rosso selvatico entra nella costa di Cadice in fuga dal freddo dell’Atlantico, ben rifornito di grasso succulento e squisito, alla ricerca dello Stretto, per passare poi alle acque più calde del Mediterraneo.

Quest’anno, a causa della pandemia di Covid19, non si sa ancora se sarà possibile offrire a tutti questa squisita prelibatezza negli eventi che di solito si organizzano per la sua degustazione, se i ristoranti potranno aprire senza limitazioni.

E per finire, dirti che la provincia di Cadice offre al viaggiatore anche le sue montagne e una natura meravigliosa.

Arcos de la Frontera, ad esempio, si trova su una collina sopra il fiume Guadalete ed è l’ingresso ai cosiddetti Pueblos Blancos (Villaggi Bianchi) della Sierra de Cádiz. Il suo centro storico ed il panorama che offre il suo “balcone naturale” (belvedere) è indimenticabile.

Se il mio racconto ti è piaciuto, scrivimi pure le tue impressioni, e se conosci questa terra, raccontami le tue esperienze e le curiosità che hai scoperto nel tuo viaggio. Aspetto i tuoi commenti!

Ti piacerebbe che dedicassi un articolo di blog a Jerez de la Frontera, alla sua Feria, ai suoi vini, ai suoi cavalli, al suo Gran Premio motociclistico, al suo Carnevale, alle sue zambombas e alle sue messe flamencas?  Fammi sapere, se t’interessa, lo farò volenteri.

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